Ingresso

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“Il museo del tempo” – altra suggestiva definizione usata per il Museo Guatelli – inizia qui. Sulla destra, ruote di carri e ingranaggi sistemati in una navassa sembrano il meccanismo di un grande orologio. Queste ruote dentate, simbolo dei cicli vitali dell’uomo, poste all’inizio del museo alludono al viaggio che si sta per compiere a ritroso nel tempo. La stanza è stipata di piccoli e grossi contenitori, prevalentemente di legno: botticelle, bigonci per il bucato, imbuti, e triboli che, serviti un tempo a trebbiare il grano sull’aia, si fanno colonne portanti della società rurale qui rappresentata.

Nel ballatoio che segue l’ingresso continuano le mensole con contenitori di legno, in gran parte misure fatte in casa, ma anche prodotte industrialmente, come il doppio decalitro che fungeva da misura per i sacchi del grano. Ne occorrevano cinque per riempire un sacco da un ettolitro, il cui peso poteva invece variare in base all’umidità del seme e al nutrimento che aveva ricevuto. Le malizie dei contadini per consegnare meno grano al padrone si giocavano proprio su queste lievi ma significative differenze.

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Immagini di Mauro Davoli, Paolo Candelari  -  Testi di Mario Turci, Pietro Clemente, Jessica Anelli, Francesca Fornaciari
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