Il museo Guatelli è un sogno materializzato. La visione concretizzata di un sognatore ingordo che ci ha lasciato una eredità impegnativa. Nelle stanze del museo di Ettore Guatelli sono passati i primi dieci anni orfani della presenza del loro creatore.
Guatelli pensò il suo museo come un arcipelago di stanze-isole legate fra loro da quella rete di azioni, pensieri, riti e abitudini che definiscono il tempo del quotidiano. Scegliendo di narrare, piuttosto che dimostrare, il museo fu pensato come un opera di scrittura, un opera di etnografia capace di dar voce a quelle meraviglie dell’ovvio che parano di umanità.
La narrazione del tempo, negli innumerevoli frammenti della vita quotidiana, è stata ed è la missione del museo. In tal senso il museo Guatelli può essere immaginato come un luogo la cui sostanza si rivela nelle voci, basse, alte, piccole, grasse, esili, che uomini e donne hanno lasciato agli oggetti e negli oggetti, al mondo delle cose, alle piccole invenzioni, alla creatività del riutilizzo, al gioco e all’ingegno popolare.
"Ma è poi un museo? - Sono le parole di Ettore Guatelli - Nel senso tradizionale della parola, vorrei proprio potermi illudere che non lo sarà mai, e cosa e come vorrei che fosse credo proprio di averlo chiaro in testa. Per ora è la raccolta di un mucchio di cose che mi fan specialmente criticare e compatire da quella gran parte di gente che però non ne conosce il significato e che il museo lo intende fatto soltanto di cose belle: come se per rappresentare l'umanità si facesse una "galleria" di soli esseri scelti, belli”.
Ieri come oggi il museo di Ozzano Taro non può partecipare, per sua natura, ai cori, agli effetti speciali, alla gran cassa dell’ evento culturale come da molti è inteso. Tradirebbe la sua natura di luogo dell’incontro di umanità se il visitatore non fosse inteso anche come ospite, se aspirasse ai grandi numeri senza sostanza, se smettesse di sentirsi al servizio dei pensieri e dell’immaginazione di chi vuole incontrarlo, se aspirasse al “colpo di scena”, all’evento, per far parlare di sé. L’unico motivo per cui può alzare la voce e per ricordare il suo diritto all’esistenza e alla cittadinanza nelle vicende del presente, il suo poter essere indubbiamente utile perché al servizio della sostanza delle cose. Sguardi, silenzio, dialoghi con le cose, voci dagli oggetti è ciò che il museo vuole continuare ad offrire.
I dieci anni dalla scomparsa di Ettore Guatelli sono stati dedicati ad una doppia narrazione, quella sull’opera e sul progetto guatelliano e quella che scaturisce dalle voci delle cose che popolano il museo. Per tal motivo l’anno del decennale è dedicato alla narrazione del quotidiano.
(Mario Turci - Direttore della Fondazione Museo Ettore Guatelli)