Il valore del Museo Guatelli consiste nella sua unicità e irripetibilità, nella capacità di creare nessi tra molti campi del sapere e nel suo essere esemplare per diversi aspetti dell'allestimento museale e della comunicazione visiva.
Ereditare un museo così singolare significa gestirne le potenze più originali, e non appiattirlo alla routine, non trasformarlo in museo didattico convenzionale.

Occorre quindi pensare il museo futuro come scuola di
ricerca e di allestimento ispirata a un outsider, non improntata al professionismo, e alla legittimazione degli ‘accademici’.
Significa imparare dai modi di interrogare che furono di Ettore, della sua audacia autofondativa che lo spinse a ricercare sulle storie di sesso, di emigrazione, di scimmiari e orsanti, illuminando un’umanità ricca e varia, e un mondo di pratiche, relazioni, conoscenze cui il museografo professionista non accede o vi accede ‘professionalizzandole’.
Il Museo intende quindi essere un luogo di comunicazione, che faccia vedere le potenzialità della creatività dal basso, che sappia ispirare reti e relazioni in cui lo specialismo si inserisce per rispondere ai bisogni del territorio, degli operatori locali, dei ‘creatori di antropologie di sé stessi’ e di musei del proprio mondo.
Nel corpus guatelliano il ‘monumento’ (museo allestito) dialoga con il possibile (giacimenti) e con la domanda su come Ettore avrebbe continuato l’opera avendo spazio e nuove sfide. Per questo, il monumento è il luogo dove interrogarsi e i giacimenti i luoghi in cui addestrarsi a dare risposte, favorendo corsi e atelier sull’allestimento, la comunicazione museografica e la ricerca ispirata agli scritti di Guatelli e alle sue realizzazioni.