“Henek invece….” la memoria della Shoah per non dimenticare
Sabato 28 gennaio a Villa Soragna un’installazione ricorda l’olocausto
L’esplorazione del mondo delle cose invita a riconoscere gli oggetti innanzitutto nella loro natura materiale e nell’espressione della loro forma, la scommessa dell’esperienza guatelliana è nel riconoscerne la natura immateriale di orme della memoria, porte capaci di aprire le stanze della narrazione delle esistenze passate e presenti.
Le valigie e le scarpe della storie di viaggio, i rattoppi dei racconti del nulla si gettava, le storie di oggetti migrati da una funzione ad un’altra, come di quella custodia di fisarmonica che diventò gabbia per piccioni, di quella valigetta di lamiera fatta al fronte utilizzando latta di barattoli della carne in scatola, la sedia deformata per ospitare un corpo irrigidito e quel corno che racconta storie di nebbie e di colline.
Cose umili, ma anche ingegnosissime, poetiche nella loro umiltà, da amare. E da far venire il desiderio di capire, di sapere chi c’era e cosa c’era dietro a quelle cose. Sono gli oggetti che danno il senso della quotidianità.*
L’etnografia di Ettore Guatelli era, e oggi è per noi, quella dello sguardo curioso sulla vita, là dove questa si è espressa e si esprime nelle cose e negli oggetti. Il pensiero delle cose si legge nei segni della loro vita, lineare o burrascosa che sia stata come di quel trapano per tutta la vita fedele alla sua funzione o di quella lama di falce diventata nel tempo coltello e poi rasoio. In tal senso la nostra etnografia interpreta gli oggetti quali espressione plastica del quotidiano, forme materiali dell’immateriale che è nelle esistenze e che delle esistenze vuole narrare le storie
* Ettore Guatelli “La cosa della gatta”
Foto di Valerio Tosi – “Museo Guatelli 2001″