Il museo è qui.
La narrazione del quotidiano.
Museo Ettore Guatelli 2000 – 2010

Il museo Guatelli è un sogno materializzato. La visione concretizzata di un sognatore ingordo che ci ha lasciato una eredità impegnativa. Nelle stanze del museo di Ettore Guatelli sono passati i primi dieci anni orfani della presenza del loro creatore.
Guatelli pensò il suo museo come un arcipelago di stanze-isole legate fra loro da quella rete di azioni, pensieri, riti e abitudini che definiscono il tempo del quotidiano. Scegliendo di narrare, piuttosto che dimostrare, il museo fu pensato come un opera di scrittura, un opera di etnografia capace di dar voce a quelle meraviglie dell’ovvio che parano di umanità.
La narrazione del tempo, negli innumerevoli frammenti della vita quotidiana, è stata ed è la missione del museo. In tal senso il museo Guatelli può essere immaginato come un luogo la cui sostanza si rivela nelle voci, basse, alte, piccole, grasse, esili, che uomini e donne hanno lasciato agli oggetti e negli oggetti, al mondo delle cose, alle piccole invenzioni, alla creatività del riutilizzo, al gioco e all’ingegno popolare.
Ma è poi un museo? – Sono le parole di Ettore Guatelli – Nel senso tradizionale della parola, vorrei proprio potermi illudere che non lo sarà mai, e cosa e come vorrei che fosse credo proprio di averlo chiaro in testa. Per ora è la raccolta di un mucchio di cose che mi fan specialmente criticare e compatire da quella gran parte di gente che però non ne conosce il significato e che il museo lo intende fatto soltanto di cose belle: come se per rappresentare l’umanità si facesse una “galleria” di soli esseri scelti, belli”
Ieri come oggi il museo di Ozzano Taro non può partecipare, per sua natura, ai cori, agli effetti speciali, alla gran cassa dell’ evento culturale come da molti è inteso. Tradirebbe la sua natura di luogo dell’incontro di umanità se il visitatore non fosse inteso anche come ospite, se aspirasse ai grandi numeri senza sostanza, se smettesse di sentirsi al servizio dei pensieri e dell’immaginazione di chi vuole incontrarlo, se aspirasse al “colpo di scena”, all’evento, per far parlare di sé. L’unico motivo per cui può alzare la voce e per ricordare il suo diritto all’esistenza e alla cittadinanza nelle vicende del presente, il suo poter essere indubbiamente utile perché al servizio della sostanza delle cose. Sguardi, silenzio, dialoghi con le cose, voci dagli oggetti è ciò che il museo vuole continuare ad offrire.
I dieci anni dalla scomparsa di Ettore Guatelli sono stati dedicati ad una doppia narrazione, quella sull’opera e sul progetto guatelliano e quella che scaturisce dalle voci delle cose che popolano il museo. Per tal motivo l’anno del decennale è dedicato alla narrazione del quotidiano.
Ragion d’essere del Museo Ettore Guatelli
Per la parte allestita, e per il contesto domestico in cui risiederà per sempre, il Museo Guatelli ha come scopo quello di essere animato dalle intenzioni del suo fondatore, dalla sua ombra, dagli audiovisivi che ne ricordano le polemiche e le aspirazioni, le capacità di racconto e la curiosità umana. Per la parte non allestita (depositi giacimento) è il luogo della sperimentazione di museografie possibili a partire da quella memoria delle idee del Maestro e dalle sue pratiche. Sembra legittimo che la missione del museo sia continuarne l’opera aperta e non istituzionale con la tutela delle istituzioni, per il riconoscimento che quelle forme di creatività popolare si nutrono di umori non istituzionali e di creatività, competenze, saperi, racconti, ordini estetici che è nella missione stessa dell’antropologia ascoltare, far parlare, scoprire. In questo senso il museo è un museo antropologico più che del mondo contadino o etnografico, perché è al tempo stesso storia di cose e storia di vita, documento d’epoca e di democrazia dei linguaggi e delle iniziative, invenzione controcorrente e tempio degli antenati. Una delle caratteristiche del Museo Guatelli è l’assenza dell’idea di ‘etnicità’ o di ‘etnos’.
- Luogo di comunicazione tra i vivi ed i morti, antenati, contadini, padri, gente dell’ultima guerra, poveri diventati benestanti
- Luogo di smentita della ovvietà dell’ovvio: i creativi del pezzo di legno, del sasso, del rattoppo
- Luogo della comunicazione che si fa con forme semplici e dell’arte che si fa con oggetti usati
- Centro di valorizzazione delle esperienze locali periferiche, di una rete di dialogo con i bisogni del mondo locale molteplice dei beni culturali Demo-etno-antropologici tra dilettantismo e professionismo
Il museo serve come il monumento in piazza a fare memoria per il futuro, serve ad insegnare un mondo, serve ad insegnare un atteggiamento creativo, ad insegnare modi di allestimento, a imparare dai saperi pratici. Il museo deve anche continuare a chiedere ai visitatori il loro uso degli oggetti, per arricchire la polifonia delle schede guatelliane.
Si può relazionare con le scuole d’arte e le accademie, gli studi del design, con le ricerche fotografiche, con le università con le scuole, i master, i corsi di specializzazione in beni culturali.
Progettazione architettonica e allestimento, pittura scultura, master di museografia ( o di installazionistica: il museo Guatelli corrisponde all’idea di ‘installazione’ per molti aspetti, giacchè è una sorta di ‘teodolite’ di alterità in un mondo circostante mutato), possono arricchirsi dell’esperienza e l’uso del museo per la sua ‘straordinaria fotogenia’, per l’attualità dell’autentico in un’epoca di morte dell’autenticità e molte altre ragioni.
Gli istituti storici della Resistenza, le associazioni contadine e artigiane, i sindacati, le cooperative sono gli interlocutori associativi, documentaristici, sociali più importanti mentre l’Università, l’ Istituto per i beni culturali della regione, la Soprintendenza ai beni etnoantropologici e le associazioni di museografia lo sono sul piano tecnico-scientifico e della formazione.
La missione del museo è gestire in modo professionistico e manageriale e per conto delle istituzioni la eredità di una creatività antistituzionale, non professionistica, imprevista. Missione del museo è anche la raccolta di testimonianze, immagini, registrazioni atte a documentare l’opera e la vita di Ettore Guatelli.
Il museo di Ettore Guatelli è un sogno materializzato, la visione concretizzata di un sognatore ‘ingordo’ che ha lasciato una eredità impegnativa.