Viaggio in stanze sperimentate, immaginate, perse, sognate, trasformate.
Boris 1939, la partenza obbligata da Varsavia (la madre e la sorella gli impediscono di entrare in casa per obbligarlo alla fuga, lontano dai nazisti). La via verso la casa della sorella in territorio sovietico, il passaggio del confine a nuoto attraverso il Bug (affluente della Vistola). La beffa, da parte della polizia sovietica, per individuare eventuali collaborazionisti, Boris si iscrive nel registro di coloro che desiderano tornare in Polonia, l’arresto e la deportazione verso la Siberia e il Comi. L’internamento e il durissimo lavoro forzato. La fame e la morte di molti compagni per il freddo e la fatica. La liberazione per l’entrata in guerra dell’ Unione Sovietica e quindi l’inizio del lungo viaggio di ritorno. I primi segni della malattia (tubercolosi ossea). La discesa, spesso in battello verso Kazan e le alture del Volga. Arruolato a Saratov e avviato nel campo d’addestramento per poi prendere la via del fronte, in Lettonia, Riga, Vilnius e poi a Bucarest. Le notizie sulla guerra e la fuga dall’esercito per risalire verso Varsavia, per ritrovare casa e famiglia, attraverso l’Ungheria (Budapest). Ritorno a Varsavia, il dramma della scoperta della scomparsa della famiglia e della distruzione del ghetto. La voglia di morire. La decisione di ripartire. L’incontro con la giovane e fragile Lubitza. Gli echi di una via per la Palestina. Il viaggio verso sud, Cracovia, Katowice, Budapest, Graz, gli stratagemmi per attraversare il confine per l’ Italia. Le peregrinazione per città italiane e il ricovero a Cortina (1949), l’incontro con Ettore, il racconto, 1950. (poi ancora in Italia e la partenza, secondo Ettore, per la California). 10 anni ed un viaggio di 15.000 chilometri.
1996 VALIGIE
Stanza delle valigie / Museo EG / (1996) Incendio / Memoria di un luogo
“Ragazzi e ragazze delle medie, con i loro professori, a mettere fogli bianchi fra i libri a impedire che, asciugandosi, le pagine si attaccassero. Pensionati a scavare tra le macerie a tirar fuori documenti…Gente che non ho neanche visto, o visto per un attimo e che magari mi aveva visto solo in televisione. Protezione Civile, il Comune, il sindaco, qui di primo mattino, la Provincia, la Sovrintendenza a Beni Culturali di Parma, intervenuta senza essere richiesta con personale che ci ha ripristinato cose preziose e ci ha insegnato a salvare la gran massa di giornali, riviste, libri, vocabolari, fotografie, cassette, videocassette, negativi, ecc…” (Ettore Guatelli)
(Mario Turci)