La provenienza

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Dall’inizio degli anni Settanta fino a poco prima di morire, Guatelli ha modificato e riallestito continuamente il suo museo, coltivando una trama di relazioni che gli ha consentito di commerciare, acquistare e raccogliere cose e informazioni. Fondamentali, per il reperimento degli oggetti e talvolta del loro significato, sono stati i suoi fornitori.

I principali referenti sono stati i raccoglitori, i rottamai e gli antiquari che, tra la fine degli anni Cinquanta e durante gli anni Ottanta, hanno commerciato moltissimi oggetti provenienti dalle case contadine e da luoghi di produzione che venivano rimodernati. I fornitori di Guatelli, dai quali il maestro di Ozzano ha comprato quasi 60.000 oggetti, sono stati oltre settanta, ma quelli abituali una ventina circa e sono principalmente rottamai e raccoglitori dell’Appennino e della bassa cremonese e parmense – che si rifornivano anche in Piemonte e in Liguria – la cui attività, nata come reazione alla povertà, era raccogliere e rivendere mobili, ferro, stracci e scarti della lavorazione alimentare.

Questi raccoglitori non sono importanti per solo capire la provenienza delle cose, ma anche per comprendere i nessi che esistono tra l’opera museografica di Guatelli e gli ambienti di lavoro dei suoi fornitori. Ad esempio, il modo di scegliere, suddividere il materiale e vendere di questi commercianti ha determinato, in alcuni casi, anche le tipologie, i raggruppamenti e le categorie dell’esposizione del museo Guatelli.

Viceversa, le richieste di Guatelli hanno stimolato i raccoglitori a recuperare oggetti di scarso valore economico che il mercato antiquario trascurava, e che di conseguenza rischiavano di essere perduti per sempre.

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Immagini di Mauro Davoli, Paolo Candelari  -  Testi di Mario Turci, Pietro Clemente, Jessica Anelli, Francesca Fornaciari
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