Gli oggetti

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Si stima che gli oggetti del museo possano essere circa 60.000. Una quantità che al visitatore, così come al conservatore, genera inizialmente un senso di disorientamento. Per accostarsi a questo grande archivio delle cose, è quindi utile individuare grandi categorie di appartenenza cui ricondurre idealmente gli oggetti conservati.

Immagine1L’usura, il rattoppo, il riuso, l’ingegnosità, l’immaginario. Sono questi i principali criteri con i quali Guatelli ha raccolto queste cose. L’oggetto scelto poteva infatti essere consunto dal logorio del corpo che ripeteva quotidianamente gli stessi gesti, poteva essere rattoppato mille volte (pantaloni, scodelle, latte, ecc.) e in ultimo riutilizzato per scopi diversi (la punta della falce usata come coltello); oppure poteva testimoniare la capacità dell’uomo di adattarsi alla scarsità di materie prime o all’ambiente di lavoro (tornio costruito nel bosco), e ancora esprimere i sogni e i desideri della gente (conchiglie). Doveva, comunque, essere in grado di parlare, con l’evidenza delle lacerazioni e delle successive ricuciture, dell’uomo e delle donne che avevano posseduto questi oggetti.

La quantità e la serialità sono altre importanti categorie, evidenti soprattutto nell’allestimento. Tanti oggetti apparentemente uguali, che risultano sensibilmente diversi ad un’osservazione più attenta, costituiscono infatti il leitmotiv dell’esposizione.
“La quantità…tende a configurarsi come analogica della ‘quantità sociale’ delle classi produttrici…”; questa chiave di lettura, proposta nel 1987 dalla commissione di esperti che per prima a livello istituzionale ha riconosciuto il valore culturale della raccolta, ancora oggi permette di cogliere un’altra importante peculiarità di questo museo.

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Immagini di Mauro Davoli, Paolo Candelari  -  Testi di Mario Turci, Pietro Clemente, Jessica Anelli, Francesca Fornaciari
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