Cosa si dice del museo

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La bellezza degli aspetti della vita quotidiana che noi abbiamo ignorato ed il loro valore che noi non abbiamo riconosciuto, ce li ha mostrati un semplice uomo di campagna nelle vicinanze di Parma. Il suo nome è Ettore Guatelli. Che l’Italia abbia in quest’ uomo un tesoro vivente ce lo mostra il coinvolgente film di Pietro Medioli “Il mondo che abbiamo perduto”…
Werner Herzog


Come non farci in quattro per onorare un museo che non si è mai visto, per la sua specialità.[…] Si è radunata una grande folla per onorare questo genio italiano, inventore di una Divina Commedia degli oggetti di lavoro, degli scarti, delle scarpe rotte di quei contadini che hanno lavorato la terra. Raccattando un po’ da tutti i suoi confini, Guatelli ha inventato questo Museo che stringe il cuore.
Giorgio Soavi


Ettore Guatelli ha fatto un sacro Museo, un Metamuseo, un Ipermuseo e in questa parola sta tutto il valore. Mettiamola in questi termini: siamo arrivati alla fine del mondo di adesso, siamo alla soluzione finale e voi siete il pilota di un bombardiere che porta le ultime tre bombe tremende e volate sugli ultimi quattro musei: il Louvre, la Galleria degli Uffizi, il MOMA di New York e il Museo Guatelli e potete e dovete distruggerne tre appena: quale salvate?[…] Così un giorno a un Dio Padre che può venir bene potrà chiedere il piccolo Figlio Bambino – Papà mi serve per giocare una Terra e Lui gli potrà dire – E’ nel cascinotto di Ettore Guatelli, domani la cerco.
Ando Gilardi


Un momento particolarmente felice dove il cineasta ha apprezzato le proposte di una raccolta unica nel suo genere. Si è soffermato sulla disposizione degli oggetti. Scenografie frutto della fantasia di una persona semplice come Ettore che ha saputo dare un nuovo senso alle cose che continuano a vivere nel suo museo.
Costa Gravas


Le somiglianze tra la mia poetica e quella di Guatelli, geniale maestro elementare con la passione per il tutto può tornare utile, sono tantissime.
Ho visto similitudini non solo con il mio lavoro, ma anche con quello di Duchamp e di Spoerri. Perché anche Guatelli come loro estrapola gli oggetti ( in questo caso attrezzi da lavoro) dal loro contesto, li reinvesta e li trasforma rendendoli mausolei del passato. Strappa alla dimenticanza echi di persone appartenenti ad un mondo minore, che nessuno avrebbe mai raccolto.
Christian Boltanski


… scaffali che raccolgono tutti gli oggetti che non sono omologabili in una serie, che non sono entrati in un gruppo di affini, per design, per uso o per materiale. Ce ne sono molti, alcuni di valore, altri poverissimi: sembrano orfani senza famiglia, profughi solitari di diverse classi sociali, scampati a tragedie diverse in tempi e luoghi diversi; sono scampati alla morte dei loro proprietari, forse a qualche guerra o a qualche terremoto, sono scampati alla discarica o all’inceneritore.
Enzo e Paolo Ragazzini


Ettore non sapeva che la sua passione era il museo, perché prima si chiamava curiosità per gli uomini, e curiosità infinita per le donne, poi si chiamava scrittura, anche poesia, e la sua vera passione gli era come nascosta. Poi la sua passione fu per le storie della gente […] per le diversità delle storie, per l’umiltà e la semplicità dismessa, per i saperi e l’inventiva grande di gente che non aveva lasciato memoria, per gli oggetti minimi, riusati, rattoppati, fu animato da tanta passione da venir definito un suor Teresa delle cose, e così che il museo che infine fece fu considerato un Louvre contadino, una cattedrale gotica su una civiltà inabissata.
Pietro Clemente


Per fortuna c’è stato qualcuno che ha raccolto gli oggetti della cultura contadina, e ha istituito delle raccolte la principale direi la raccolta maggiore, la più importante, la più bella, la più interessante e direi anche la più commovente, è quella fatta da Ettore Guatelli, che per tutta la vita ha raccolto gli oggetti della cultura contadina e della vita quotidiana dei contadini, e li ha raccolti con una apertura mentale ECCEZIONALE, senza privilegiare questo o quell’oggetto, e ha messo su un museo vicino a Collecchio, a Ozzano Taro. Io lo considero uno dei musei più straordinari dell’Italia, innanzitutto per la ricchezza dei reperti, e degli oggetti, e in secondo luogo anche per il modo con cui è allestito, modo che mm dimostra un grandissimo gusto, una grande sensibilità e una grande intelligenza.
Federico Zeri


Penso che la sua grande idea, brillante e del tutto unica sia stata quella di raccogliere una moltitudine di oggetti uguali e appenderli così con semplicità alle pareti. Di solito quando si guarda un solo oggetto l’interesse dell’osservatore raramente viene catturato. Ma se si osservano centinaia di oggetti simili con variazioni a volte infinitesimali si riesce ad avere una sensazione più precisa di come le cose si siano evolute. Proprio in sintonia con la teoria darwiniana dell’evoluzione.
Sir Harold Kroto. Premio Nobel


Ettore Guatelli è un maestro elementare che ha creato un vero e proprio museo. Non un museo contadino o della civiltà contadina, come tanti ve ne sono, con l’aratro, le stoviglie di rame nella stanza della cucina, gli strumenti per filare. Viceversa, quegli stessi oggetti, e anche altri — scatole usate, ricambi di automobile, candele, dentifrici, forme per le scarpe — sono stati composti in un delirio straordinario, degno di un artista surrealista, da questo maestro di scuola che ha riempito tutte le stanze di casa sua in un accumulo ordinato dalla sua mente. Queste stanze sono il “Padiglione Italia” per eccellenza, luoghi dove sí manifesta la fantasia del creatore, una sorta di ready made che non è legato a un singolo oggetto, bensì a una moltiplicazione barocca, a una ripetizione, a una riproduzione: cento scatole da scarpe, bottiglie, tappi di bottiglie, tappi a corona, sugheri disposti in un allestimento che punta sulla quantità e sull’accostamento, sulla sovrapposizione, sull’esuberanza. Chiunque entri in questo museo ne esce sconvolto per la capacità di Guatelli di dar vita a cose morte, inutili, da gettare. Ed è un vero e proprio museo, un luogo eminentissimo della sensibilità contemporanea, nella sua libertà e anche nella capacità di ridestinare ciò che è stato usato a una nuova condizione, quella della contemplazione estetica.
Vittorio Sgarbi

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Immagini di Mauro Davoli, Paolo Candelari  -  Testi di Mario Turci, Pietro Clemente, Jessica Anelli, Francesca Fornaciari
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