Museo-valigia
Guatelli, il “museo-valigia”, l’Università
“…Il museo valigia è un tema di Bruno Munari, che io conosco tramite delle segnalazioni e delle scritture museali divertenti e delicate di Roberto Togni, dell’Università di Trento. Quando ho invitato Guatelli a Siena per quella che era la sua prima discesa sull’Università, in epoca in cui scoperti i «beni culturali» imparavamo a ragionare sui deumidificatori e le bacheche al gel di silice, arrivò con una barcata di oggetti dentro borse di plastica da supermercato. Li manipolava senza nessun senso reverenziale. Li lanciava agli studenti e li batteva sul piano della cattedra. Cominciò la lezione facendo correre sulla cattedra un pezzo stupendo: un ciclista in legno con una molla a balestra costituita da un ramo. Lo fece correre sulla cattedra e poi sul pavimento tra gli studenti trasecolati. Quel ciclista ha poi continuato a correre anche nelle aule dell’Università di Roma e nel salone del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari all’EUR. Ettore ci raccontò gli oggetti e sé, le loro e le sue storie, spesso intrecciate. Noi avevamo allora l’uso di riflettere sulle tipologie oggettuali, sui cicli operativi, sulle geometrie espositive: eravamo un po’ farmacisti e geometri della museografia. In Guatelli trovammo racconto, umanità di gente vissuta, poesia, oggetti toccati, manipolati, odorati e fatti funzionare. Potenza evocativa e immaginativa straordinaria. Oggetti usati e riusati, rattoppati, rovinati, mai visti in nessun museo del mondo, perché nei nostri standard museografici gli oggetti devono essere «rappresentativi» di altro, di attività e processi comuni: non debbono essere personalizzati e quindi non devono essere né vecchi né nuovi, ma medi.
Queste tre facce di Guatelli mi hanno interessato prima del museo: narratore della propria storia, scrittore, rappresentante-propagandista del mondo degli oggetti in disuso.”(P. Clemente, Il bosco delle cose)