Intervista a Giacomo Gerboni & Matteo Sclafani

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Giacomo Gerboni & Matteo Sclafani
Artisti (Guatelli Contemporaneo ’16)

Siete stati entrambi pionieri della Residenza d’artista del progetto “Guatelli Contemporaneo” nel 2016, come è nata la vostra collaborazione e com’è stato lavorare insieme? Avete avuto precedenti esperienze insieme, o avete in programma di averne altre in futuro?

(Giacomo&Matteo): Lavorare insieme è stato fantastico! Uno scambio ricco e davvero stimolante. In una parola: costruttivo! Dopo che Stefani ci ha presentato la sua idea di quello che poteva essere un progetto chiamato “Guatelli Contemporaneo”, la collaborazione è iniziata in maniera naturale, in quanto avevamo già lavorato insieme per diverso tempo al progetto culturale C.A.C.C.A. (entrambi facciamo parte della redazione della rivista). Inoltre, essendo il confronto per noi uno strumento basilare, abbiamo continuamente ragionato insieme su quelli che erano i diversi percorsi individuali. Questo progetto è diventato l’occasione che ci ha portato a lavorare concretamente a quattro mani sulla stessa opera.

Matteo, hai trovato qualche punto di contatto tra i personaggi delle tue opere e gli oggetti del Museo? Come è stato per te confrontarti con l’opera di Ettore Guatelli?

(Matteo): Il mio percorso vede come elemento narrante la figurazione, dove ogni soggetto o presenza, porta con sé il suo personale trascorso, con l’intenzione di relazionarsi con la collettività. Il Museo Guatelli, se letto come una raccolta di storie e di esistenze, si presenta per me come un significativo spunto creativo. Le narrazioni del museo si esprimono attraverso oggetti quotidiani che invadono la presenza dello spettatore attraverso la loro fisicità. Questi elementi sono talmente incombenti da coinvolgere con intensità diverse sfere della nostra sensibilità. Scuotendoci, il Museo si imprime in noi fornendoci nuove consapevolezze. Io lavoro affinché le mie opere provino a relazionarsi esattamente in questo modo con le persone.

Giacomo, leggiamo dal tuo sito che quando eri bambino sognavi di fare il pizzaiolo da grande. Adesso sei un giovane artista emergente, cosa è cambiato in te da quando immaginavi di impastare pizze?

(Giacomo): In realtà in me è cambiato poco: mi è rimasta la stessa voglia di impastare e fare cose buone. Da piccolo ero affascinato dal modo in cui i pizzaioli immergevano le mani all’interno dei recipienti degli ingredienti, fino al polso, come per sentirli. In particolare, mi è rimasta impressa l’immagine di una mano che si tuffa in un mare di mozzarella tagliata a cubetti fini, per raccoglierne una bella manciata e gettarla, con gesto naturale e definitivo, sulla pasta appena stesa.

Parlando di ispirazione, come sono nate le vostre installazioni per la mostra “Incantesimi per Oggetti Spigolosi”?

(Giacomo&Matteo): Siamo partiti dalle nostre visite al Museo e dalle sensazioni che gli oggetti e il luogo ci hanno trasmesso. Partendo da alcune parole chiave e da concetti semplici (ovvi), come il senso di meraviglia che si prova all’ingresso del salone, abbiamo compiuto un cammino che ci ha portato fino all’apparizione del titolo della mostra. Di questo luogo abbiamo portato con noi: il magico – la fisicità degli oggetti – la moltitudine – i rapporti – le ripetizioni – il prendersi cura – il museo – l’utilizzo – utilità.

Giacomo, abbiamo saputo che hai da poco vinto un posto nella prestigiosa residenza Bevilacqua – La Masa. Complimenti! Che aspettative hai per questa esperienza?

(Giacomo): Grazie! Con il tempo a disposizione (un intero anno) spero di realizzare un vero e proprio video di animazione, come non ho mai fatto prima. Spero anche di potermi concentrare sui particolari, analizzandoli in modo approfondito e mi auguro di poter crescere grazie al confronto con le persone che incontrerò.

Qual è il vostro oggetto preferito?

(Matteo): La matita!

(Giacomo): Il timbro!

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Per conoscere meglio Giacomo e Matteo:

cargocollective.com/giacomogerboni
matteosclafani.com

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www.facebook.com/GUATELLIcontemporaneo

 

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Immagini di Mauro Davoli, Paolo Candelari  -  Testi di Mario Turci, Pietro Clemente, Jessica Anelli, Francesca Fornaciari
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